Scusatemi se non mi sono fatto più vivo sui blog. Ho avuto tante di quelle cose da fare e il tempo a disposizione non sembra mai abbastanza. Cambiamo tutto, ok? Nome, speranze. Cancelliamo la storia. Sto bene; sto cercando di stringere i denti per le ultime cose che mi rimangono da fare qui prima di partire per Losanna e andare a ridicolizzare le mie conoscenze e la mia preparazione con una tesi che mi darà tanti grattacapi.
Sto cercando di cambiare la mia vita. La Jeune-Fille italiana non mi avrà. In questo campionato di idiozia le cose vanno sempre in altre direzioni, divergono, se non siamo noi abbastanza bravi da imbrigliarle tutte, tenerle stabili e sotto controllo. Questo è il paradigma della mia vita e non so se anche a voi capita la stessa cosa. E' tutto matematico, forse.
Pare che i miei conoscenti stiano elaborando il lutto: non voglio vivere in questa merda di paese, ogni persona deve vivere le cose come meglio crede. Da parte mia ho fatto di tutto per rimanere inconsciamente libero. Era forse quello il malessere che sentivo dentro, che strideva dentro di me tantissimo quando mi sentivo giù. Ho sempre voluto vivere libero e lontano da ogni costrizione. Ho sempre guardato con perplessità le persone che vedevo consumarsi nelle contraddizioni e nello scendere a patti solo per risultare più gradevoli agli altri. Io non sono mai sceso a patti con nessuno e, se mai sono risultato simpatico, spigliato, amabile agli occhi di qualcuno, l'ho fatto solo perché ero così come mi sentivo in quel momento, senza forzature. Non avrei futuro qui per come sono fatto, capite?
In questi anni all'università ho conosciuto molte persone, tutte dimenticabili, ma, per fortuna, mi rimangono un pugno di amici straordinari. Gli amici della mia realtà, distante da ciò che desideravo per la mia vita. Ora forse non desidero nemmeno la loro compagnia, voglio perdermi. Accetto anche questo, purché la vita stessa non vada ad interferire con la mia libertà. Ora sono finalmente libero dai giudizi della gente. O meglio, non che io me ne sia mai curato, ma qualcosa finora riusciva sempre a filtrare. Quando sarò da solo e straniero, equiparato ad un rumeno di qui, finalmente nessuno potrà esigere da me taluni comportamenti solo perché socialmente accettati. Avrò dalla mia le barriere linguistiche.
Davvero il mio pensiero è rivolto al discorso puramente culturale. A me manca la cultura. Cultura intesa come quell'insieme di cose che si fanno e si dicono per stare in mezzo agli altri. Non ho mai fatto alcuno sforzo per farmela e mai lo farò. Per capire come comunicare bene con le persone in quella maniera che è socialmente accettata e quindi gli altri spacciano per normale. Non conosco le cerimonie e me ne disinteresso ampiamente. Io sono così, prendere o lasciare.
Poi magari questo atteggiamento indispettisce pure le persone, perché finché uno si lagna gli altri sono pronti ad ammonirti e a gettarti un po' delle loro briciole dal tavolo al pavimento. Ma così è peggio, le persone le spiazzi quando dici loro che proprio degli altri tu non hai bisogno. Come fanno i barboni che prendono il pranzo alla Caritas. Non ti ringraziano mai e provano livore per i loro benefattori.
Solo gli stupidi che guardano il mondo attraverso la televisione pensavo che le persone povere siano lì quiete e miti ad aspettare l'aiuto delle persone che li avvicinano per mettersi la coscienza a posto.
Meglio così, meglio avere poche persone vicine che sono come tuoi fratelli che avere tanti stronzi che ti fanno le moine. Questo post è dedicato ai miei amici, che mi hanno accompagnato in questi anni con un'infinita pazienza; per l'avermi assecondato spesso ma non troppo; per la loro generosità, ospitalità, grande voglia di vivere. Mi mancherete quando starò lontano da qui.
Sto cercando di cambiare la mia vita. La Jeune-Fille italiana non mi avrà. In questo campionato di idiozia le cose vanno sempre in altre direzioni, divergono, se non siamo noi abbastanza bravi da imbrigliarle tutte, tenerle stabili e sotto controllo. Questo è il paradigma della mia vita e non so se anche a voi capita la stessa cosa. E' tutto matematico, forse.
Pare che i miei conoscenti stiano elaborando il lutto: non voglio vivere in questa merda di paese, ogni persona deve vivere le cose come meglio crede. Da parte mia ho fatto di tutto per rimanere inconsciamente libero. Era forse quello il malessere che sentivo dentro, che strideva dentro di me tantissimo quando mi sentivo giù. Ho sempre voluto vivere libero e lontano da ogni costrizione. Ho sempre guardato con perplessità le persone che vedevo consumarsi nelle contraddizioni e nello scendere a patti solo per risultare più gradevoli agli altri. Io non sono mai sceso a patti con nessuno e, se mai sono risultato simpatico, spigliato, amabile agli occhi di qualcuno, l'ho fatto solo perché ero così come mi sentivo in quel momento, senza forzature. Non avrei futuro qui per come sono fatto, capite?
In questi anni all'università ho conosciuto molte persone, tutte dimenticabili, ma, per fortuna, mi rimangono un pugno di amici straordinari. Gli amici della mia realtà, distante da ciò che desideravo per la mia vita. Ora forse non desidero nemmeno la loro compagnia, voglio perdermi. Accetto anche questo, purché la vita stessa non vada ad interferire con la mia libertà. Ora sono finalmente libero dai giudizi della gente. O meglio, non che io me ne sia mai curato, ma qualcosa finora riusciva sempre a filtrare. Quando sarò da solo e straniero, equiparato ad un rumeno di qui, finalmente nessuno potrà esigere da me taluni comportamenti solo perché socialmente accettati. Avrò dalla mia le barriere linguistiche.
Davvero il mio pensiero è rivolto al discorso puramente culturale. A me manca la cultura. Cultura intesa come quell'insieme di cose che si fanno e si dicono per stare in mezzo agli altri. Non ho mai fatto alcuno sforzo per farmela e mai lo farò. Per capire come comunicare bene con le persone in quella maniera che è socialmente accettata e quindi gli altri spacciano per normale. Non conosco le cerimonie e me ne disinteresso ampiamente. Io sono così, prendere o lasciare.
Poi magari questo atteggiamento indispettisce pure le persone, perché finché uno si lagna gli altri sono pronti ad ammonirti e a gettarti un po' delle loro briciole dal tavolo al pavimento. Ma così è peggio, le persone le spiazzi quando dici loro che proprio degli altri tu non hai bisogno. Come fanno i barboni che prendono il pranzo alla Caritas. Non ti ringraziano mai e provano livore per i loro benefattori.
Solo gli stupidi che guardano il mondo attraverso la televisione pensavo che le persone povere siano lì quiete e miti ad aspettare l'aiuto delle persone che li avvicinano per mettersi la coscienza a posto.
Meglio così, meglio avere poche persone vicine che sono come tuoi fratelli che avere tanti stronzi che ti fanno le moine. Questo post è dedicato ai miei amici, che mi hanno accompagnato in questi anni con un'infinita pazienza; per l'avermi assecondato spesso ma non troppo; per la loro generosità, ospitalità, grande voglia di vivere. Mi mancherete quando starò lontano da qui.

Hai coraggio. Voglia di cambiare. E forza.
RispondiEliminaHai già vinto.
Scrivi molto bene, mi sembri lucido e deciso. Sono sicuro che andrà tutto bene...
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