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sabato 10 aprile 2021

Millennials

La cosa più sfortunata e Pericolosa che mè capitata nella vita
è la Vita,
che una vorta che nasci, giri... conosci... Intrallazzi...
ma dalla vita vivo nunne esci...
A. Mannarino
Oggi ho avuto la fortuna di chiacchierare un po' con Sarah, la coinquilina della mia migliore amica d'infanzia. Tutto è partito da una frase di quelle sui calendari giornalieri, una citazione su quanto sia inutile la propria esistenza se non mirata alla felicità degli altri. Il discorso è stato pregno di argomenti, voli pindarici dalla società, all'economia, al lavoro passando per l'autorealizzazione e il riscatto personale. Sono, così, giunta alla conclusione. I Millennials sono i figli di mezzo nella Terra di Mezzo. Siamo i figli di quelli che con un diploma o una qualifica hanno un contratto a tempo indeterminato, che insegnano, che gestiscono, arrabattandosi tra cose che non capiscono, le sorti di questo Paese. Siamo sotto quelli che IO ALLA TUA ETÀ AVEVO GIÀ UN LAVORO E UNA CASA ma che non sanno fare un Curriculum Vitae perché non ne hanno mai avuto bisogno. E non siamo mai abbastanza. 
Ma siamo anche quelli meno intraprendenti. Siamo quelli che studiano fino a 35 anni, che trovano un lavoro per arrotondare e spesso è quello che ci fa demoralizzare ancora di più. Non siamo la generazione Z, con le competenze e la faccia tosta per dire FACCIO PETI NEL MICROFONO E HO 10.000 FOLLOWERS. Perché la generazione Z ha meno di noi. È nella terra di nessuno, arida, senza prospettive, ma ha un grosso vantaggio: non ha niente da perdere. Si butta, ci prova, ci riprova, esce allo scoperto e grida il suo nome, mentre noi applaudiamo da dietro le finestre chiuse. 
I Millennials, in questo, l'hanno presa a quel posto da entrambe, da quelli che si sono ritrovati a vivere il periodo d'oro e lo hanno cavalcato senza saper leggere né scrivere e da quelli che, adesso, hanno i mezzi a disposizione per emergere anche senza averne le competenze. Ma non siamo tutti così. Ci sono diverse sfumature, ed è questo che ci frega. Siamo come la sinistra, frammentata, orientata in direzioni diverse. Ci sono i pre-Z che si sono buttati. Quando venivano derisi, svalutati, hanno proseguito a testa bassa e adesso continuano a combattere, ma hanno spalle più forti e resistono alle critiche e alle nuove generazioni che non li capiscono. Sono quelli i cui genitori non sanno spiegare che lavoro facciano i figli: informatici, mediatori, istruttori di yoga, youtuber, life-coach, social media manager. Poi ci sono quelli che hanno preferito regredire, le mamme pancine. Donne e uomini (perché una pancina ha sempre un pancino, poco importa se sia suo marito o casualmente sposato con un'altra) ai quali è bastato decidere di restare un passo indietro e fare della famiglia "tradizionale" il proprio status quo. Diploma, corso da estetista e giù a far figli prima dei 30 anni, perché vivono per i figli, per la famiglia, poco importa quanto disfunzionale sia. Sono quelli che hanno deciso che la vita andava vissuta fino ai vent'anni e che quello conosciuto in discoteca con Porsche potesse essere l'uomo della loro vita (poco importa se il Porsche fosse l'auto di rappresentanza dello zio assicuratore). Sono quelli che avere un figlio che appartiene alla comunità LGBTQ+ equivale ad avere una malattia, ma che allo stesso tempo vanno a trans il giovedì dopo il calcetto (perché in fondo sono pur sempre donne, ma con qualcosa in più). E che al trans, o all'amante, chiedono cose che non si possono chiedere alla moglie, perché lei non capirebbe. Perché la moglie, al liceo, si scandalizzava a sentir parlare di sesso orale, figurarsi chiederle pratiche più spinte. E poi, quelli con la moglie sono DOVERI. Il piacere è altrove.
E poi ci siamo noi. Quelli che non ne hanno mai abbastanza. Collezionano esperienze sul CV, aggiungono corsi, stage (rigorosamente non retribuiti), lavori più vari e non ne hanno abbastanza, perché per il mondo non sanno cosa vogliono. Invece noi lo sappiamo cosa vogliamo: vogliamo stare bene, trovare pace. Vogliamo qualcuno che si congratuli, che ci dica BRAVO, COSÌ VA BENE, che ci riconosca che siamo abbastanza. E non succede. Perché loro, gli altri, fanno sempre meglio. Quindi sai camminare sulle mani? Eh, ma gli altri sanno farlo su una mano sola. Sai scrivere i libri? Eh, ma gli altri ne hanno pubblicati 3 mentre tu riflettevi sul quel congiuntivo, poco importa se facciano cacare. Sai riconoscere il bene e il male? Eh, non ci interessa. Qua c'è bisogno di chi se ne frega, testa bassa e via, a raccogliere i pomodori per un cretino che in diretta li schiaccia sulla faccia del suo amico e fa tremila views in dieci minuti. 
Siamo quelli che non ce la faranno mai, finché qualcuno non ci verrà a dire OK, CE L'HAI FATTA al decimo giro oltre il traguardo. E, forse, per noi, non sarà comunque abbastanza.

sabato 31 marzo 2012

Lotta AntiEdipica

All'inizio non ci credevo, poi facendo caso a tante piccole cose ho iniziato a pensare che forse forse Freud non era solo un pazzo visionario.
Tutto è partito da un naso. Un naso? Si, notare come il naso strano fosse ricorrente nelle mie relazioni: grande, piccolo, storto o a punta il naso è il protagonista delle mie vicende sentimentali fin dalla più tenera età (basti dire che anche il ragazzino che mi piaceva all'asilo aveva un naso enorme). Questa constatazione mi ha centrato in pieno come una mucca sui binari dell'Eurostar. E' così che ho cominciato ad analizzare le mie scelte (sbagliate e non), le mie abitudini e tutto ciò che in qualche modo mi rende quella che sono mi ha ricondotto a mio padre, alle sue fisse, alle sue maledette abitudini e a tutto ciò che di lui io e gran parte del globo non tolleriamo.
Ieri ho visto un film che parla soprattutto del rapporto genitori-figli, tralasciando il fatto che il figlio in questione fosse davvero un citrullo, e di come talvolta debbano essere i genitori a scusarsi per essere troppo chiusi nelle proprie convinzioni. La reazione di mio padre è stata: "Che cacata di film!". Per lui non esiste Chiedere scusa in genere, figurarsi a me. Il punto principe tuttavia non è questo. Il punto cruciale sta nella Crisi di Mezza Età: non si tratta di un'invenzione pseudopsicologica come pensavo, ma ahimé è giunta anche dentro casa mia.

E' assurdo. Nel giro di due settimane ho assistito a tre casi eclatanti.
Il primo:
- Una telefonata alle tre del pomeriggio, un amico di mio padre di vecchia data dall'altro capo del telefono ha la voce rotta dal pianto. Reazione subitanea: mio padre si mette in auto e raggiunge l'amico sofferente a 250km di distanza da qui temendo il peggio. Conclusione? Incurante dei 250km fatti l'amico si rimangia il problema rendendolo una bazzeccola, solo che i tempi non sono più quelli di una volta, non c'è più rispetto e i vecchi valori sono ormai perduti.
Il secondo:
- Una visita di domenica pomeriggio di una coppia di amici dei miei lascia trasparire la disperazione dell'uomo (coetaneo di mio padre) che si sente inutile, poco considerato a livello lavorativo e pensa di lasciare il posto in attesa di tempi migliori.
Il terzo:
- Si spaccia per un rapper su youtube pensando di fare carriera. Si chiama McFierli.

Mi auguro che mio padre non diventi nessuno dei modelli elencati, perché così già è abbastanza ingestibile.