giovedì 4 febbraio 2010
In Karma we trust.
domenica 20 settembre 2009
V per Benndetta
Per ribellarsi occorrono sogni che bruciano anche da svegli, occorre il dolore dell'ingiustizia, la febbre che toglie all'uomo la malattia della paura, dell'avidità, del servilismo. Per ribellarsi bisogna saper guardare oltre i muri, oltre il mare, oltre le misure del mondo. La miseria dell'uomo incendia la terra ovunque, ma è un fuoco sterile, che cancella ed impoverisce. E' un fuoco che odia ciò che lo genera, è cenere senza storia. Saper bruciare solo ciò da cui poi nascerà erba nuova, ecco la vera ribellione.
[Stefano Benni]
Ho appena finito di leggere La Grammatica Di Dio. Il solito Benni, nostalgico ed ironico. Poi ho visto V per Vendetta, su Italia Uno. E lo hanno visto altre migliaia di persone. Mi domando e dico: NON AVETE TROVATO NESSUNA ANALOGIA TRA IL REGIME NEOCONSERVATORE DI ADAM SUTLER E LE BAGIANATE CHE CI RIFILANO PER DEMOCRAZIA DA DIECI ANNI A QUESTA PARTE? Nessuno si è posto la domanda CI ARRIVEREMO ANCHE NOI? Chi ha visto questo film si è inebetito come nella visione di un filmetto di serie B?
Non so più cosa pensare.
Stefano Benni è per gli appassionati, V per Vendetta per tutti. Esprimono le stesse idee, ma non hanno lo stesso grande impatto. Che la società moderna sia troppo pigra per seguire le righe di un libro piuttosto che limitarsi ad osservare scene che scorrono da sole sullo schermo?
domenica 19 luglio 2009
Shoefiti e Street Art

Finalmente svelato il mistero dello «shoefiti casertano» (le scarpe volanti in technicolor che penzolano dai cavi elettrici sulle strade della città) e dei semafori di alcuni incroci cittadini con le luci trasformate, quella rossa in forma di cuore, e quella verde in foglia di marijuana. Gli autori di entrambe le fantasiose installazioni che hanno incuriosito i casertani sono alcuni ragazzi aderenti al un nuovo e, almeno finora, sconosciuto Movimento attivisti artisti scalzi (maas) I giovani «artisti scalzi » sono finalmente usciti allo scoperto, ma non troppo (preferiscono, infatti, rimanere nel più assoluto anonimato: inutile ogni tentativo di incontrarli o di parlare direttamente con loro) per spiegare il senso della loro azione e per evitare interpretazioni tanto fantasiose quanto scorrette e lo fanno attraverso il sito del Laboratorio sociale Millepiani di Caserta.
«Siamo tre casertani doc, tra i 20 e i 22 anni. Non vi diciamo nulla di più — dichiarano a Valentina Sanseverino che ha raccolto le loro dichiarazioni pubblicate, appunto, sul sito del Laboratorio — vogliamo restare nell’anonimato, non per il timore di un’azione legale: non crediamo che sia pericoloso o vietato quello che facciamo. L’anonimato vuole rappresentare la dimensione collettiva delle nostre azioni, la volontà di agire come cittadinanza attiva per dare una dimensione più artistica e 'colorata' alla nostra città». Quindi raccontano come è nata l’esperienza. «È accaduto all’inizio di maggio. Conoscevamo lo shoefiti per averlo visto in giro per il mondo ma l’idea di farlo a Caserta non ci aveva sfiorato. Poi un giorno Ivan (un amico) è finito con la scarpa in un secchio di vernice e da lì..l’illuminazione. Le prime scarpe le abbiamo comprate usate al mercato, poi abbiamo iniziato a procurarcele in altri modi, ma questa è la parte più difficile. Ci servono altre scarpe, molte altre…Stiamo collaborando con il Laboratorio Sociale Mille Piani di Caserta, che ha aperto per noi uno spazio di raccolta non solo di materiale ma anche di nuove idee. Siamo aperti a suggerimenti e proposte, da comunicarci alla mail m.a.a.s@email.it».
Smentiscono, quindi, qualsiasi implicazione commerciale del loro gesto. Nessuna trovata pubblicitaria, né un segnale convenzionale per indicare — come, invece, si legge su alcuni siti internet che cercano di spiegare il fenomeno a livello mondiale — una piazza di spaccio, o un modo per celebrare un imminente matrimonio o la fine di un corso di studi, quanto, piuttosto, «una forma di rivalutazione degli spazi urbani ». «A Caserta — sottolineano i tre giovani — l’arte di strada non esiste, perciò siamo contenti che molti ci stiano scoprendo: speriamo che anche altri si uniscano a noi e tirino fuori il loro 'lato artistico' per contribuire a rendere la città più allegra». Spiegata anche la «dinamica del lancio ». Procurate le scarpe, vengono colorate con le bombolette, quindi si individua il luogo dove posizionarle che, però, non è casuale ma, spiegano, «segue quasi lo schema di una psico geografia urbana: le strade sono scelte perché zone di passaggio, perché rivalutate dalla ztl o perché semplicemente sono punti della città che amiamo. Quindi, una volta sicuri che le scarpe volanti non creino disagio, avviene il lancio, che è la parte più divertente» sottolineano.
Ma gli interventi del movimento per vivacizzare l’immagine di Caserta non finiscono qui. «Abbiamo iniziato un’istallazione artistica, un cuore e una foglia di marijuana, ai semafori: per ora — dicono — sono solo tre a San Leucio, via Caduti Sul Lavoro e Ercole, ma abbiamo un magazzino pieno di idee e progetti per rendere Caserta più simpatica e vivibile. Comunque abbiamo già raggiunto il nostro primo obiettivo: far alzare la testa ai casertani». Una finalità apprezzabile che, evidentemente, non è stata abbastanza compresa né condivisa. Sono state, infatti, rimosse le «shoefiti» di via Unità d’Italia: delle 11 paia che penzolavano fino a qualche giorno fa, ne è rimasta solo una. Un intervento che i ragazzi temono essere «l’ennesima forma di repressione nei confronti di una nuova arte urbana, non convenzionale e non commercializzata, libera, segno della volontà di esprimere la voce di una cittadinanza attiva, spontanea, viva ».
Dal Corriere del Mezzogiorno
Una vana speranza di cambiamento sta sfiorando le giovani menti... forse la rivoluzione sta arrivando.
lunedì 13 luglio 2009
Eccomi!!!
Salve a tutti. Mi chiamo Luigi, ho 22 e sono di Avellino. Ringrazio vivamente Valeria, in arte Vix, per avermi invitato a collaborare a questo blog molto interessante. Un' ottima idea quella di raccogliere i propri pensieri, considerazioni, poesie, insomma tutto ciò che passa per la mente. Spero che il mio modesto contributo vi sia di gradimento per la crescita di questo spazio culturale, e non solo. Un saluto a tutti.
Tarallane :)
Luigi
Tarallane :)
Luigi
lunedì 29 giugno 2009
30 e lode
Perchè penso con la mia testa. Non male.
venerdì 26 giugno 2009
Buonanotte
Ciao.
Mi sono svegliato nel bel mezzo della notte sapendo che, se avessi ricevuto un tuo SMS, avrei letto ciò che ho letto (per questo ti ho scritto di farmi sapere). Anche se in cuor mio speravo di no, sono comunque troppo sensibile (questo sì, nel senso più vasto del termine, e mi fa soffrire molto) per non capire ciò che stava avvenendo.
Capisci ora i miei (ripetuti) discorsi sulla libertà nell'amore? tu non sei libera. E quindi non puoi amarmi. Io capisco tutte le tue ragioni, non ho bisogno che me le adduca. Vorrei solo che, per te, non per me, guardi nel tuo cuore e capisci bene la tua situazione in maniera definitiva. Non aggiungere sofferenza alla sofferenza. Sii chirurgica con me. Tanto io posso tornare ad essere quello che veramente sono: una voce chiusa in chissà quale scrigno lontano, o un oscuro mezzo per arrivare a chissà che cosa (è così che le persone mi hanno sempre trattato). Tutto quello che ti ho detto e ti ho scritto l'ho pensato sul serio e l'ho provato.
Chi ti dice che non fossi io la persona che aveva veramente bisogno di te e non viceversa? Non lo puoi dire. Ho investito tutto quello che avevo con te. Il tempo, i sentimenti, mi sono dedicato. Forse ho sbagliato. Cerco di rassenerarmi e arginare la cocente delusione che va costruendosi dentro di me.
E non dirmi che faccio male. Faccio bene perché sì, la mia solitudine endemica mi ha fatto amare (nel senso vero della parola) una persona che non ho nemmeno visto. Che mi è stata vicino con quel poco molto e molto di più di quanto mi siano vicino gli altri. Sono francamente molto sfiduciato e anche abbastanza depresso ora. Ma non è colpa tua, è colpa mia. Tu hai fatto quello che dovevi fare. Sono io che non so come ci si comporta; sono per l'appunto un credulone e un sempliciotto.
Ora vado a dormire. Io non sono confuso, tu sì. Direi che non sono il tipo di persona che in questo frangente può essere accomodante e consigliarti; c'è un conflitto d'interessi molto forte. Io penso quindi sia meglio che tu risolva prima la questione dentro di te se vuoi parlare con me. Questo sia da lezione. Ma non a te, a me. Ripeto: tu non hai sbagliato, sono io che mi faccio male da solo come un cretino. In fin dei conti per te cosa sono? Una vocina flebile flebile, una presenza impalpabile, eterea, quasi un fantasma no? E allora come un fantasma vado a lamentarmi e a sbattere le catene nel buio della notte. E come i fantasmi mi dispero sì, per conto mio, in solitudine, senza la volontà di tormentare o impaurire alcuna persona.
Buonanotte.
Mi sono svegliato nel bel mezzo della notte sapendo che, se avessi ricevuto un tuo SMS, avrei letto ciò che ho letto (per questo ti ho scritto di farmi sapere). Anche se in cuor mio speravo di no, sono comunque troppo sensibile (questo sì, nel senso più vasto del termine, e mi fa soffrire molto) per non capire ciò che stava avvenendo.
Capisci ora i miei (ripetuti) discorsi sulla libertà nell'amore? tu non sei libera. E quindi non puoi amarmi. Io capisco tutte le tue ragioni, non ho bisogno che me le adduca. Vorrei solo che, per te, non per me, guardi nel tuo cuore e capisci bene la tua situazione in maniera definitiva. Non aggiungere sofferenza alla sofferenza. Sii chirurgica con me. Tanto io posso tornare ad essere quello che veramente sono: una voce chiusa in chissà quale scrigno lontano, o un oscuro mezzo per arrivare a chissà che cosa (è così che le persone mi hanno sempre trattato). Tutto quello che ti ho detto e ti ho scritto l'ho pensato sul serio e l'ho provato.
Chi ti dice che non fossi io la persona che aveva veramente bisogno di te e non viceversa? Non lo puoi dire. Ho investito tutto quello che avevo con te. Il tempo, i sentimenti, mi sono dedicato. Forse ho sbagliato. Cerco di rassenerarmi e arginare la cocente delusione che va costruendosi dentro di me.
E non dirmi che faccio male. Faccio bene perché sì, la mia solitudine endemica mi ha fatto amare (nel senso vero della parola) una persona che non ho nemmeno visto. Che mi è stata vicino con quel poco molto e molto di più di quanto mi siano vicino gli altri. Sono francamente molto sfiduciato e anche abbastanza depresso ora. Ma non è colpa tua, è colpa mia. Tu hai fatto quello che dovevi fare. Sono io che non so come ci si comporta; sono per l'appunto un credulone e un sempliciotto.
Ora vado a dormire. Io non sono confuso, tu sì. Direi che non sono il tipo di persona che in questo frangente può essere accomodante e consigliarti; c'è un conflitto d'interessi molto forte. Io penso quindi sia meglio che tu risolva prima la questione dentro di te se vuoi parlare con me. Questo sia da lezione. Ma non a te, a me. Ripeto: tu non hai sbagliato, sono io che mi faccio male da solo come un cretino. In fin dei conti per te cosa sono? Una vocina flebile flebile, una presenza impalpabile, eterea, quasi un fantasma no? E allora come un fantasma vado a lamentarmi e a sbattere le catene nel buio della notte. E come i fantasmi mi dispero sì, per conto mio, in solitudine, senza la volontà di tormentare o impaurire alcuna persona.
Buonanotte.
giovedì 4 giugno 2009
Tristezza imposta
Quando il Dandy muore, fuori nasce un fiore.
Ho voglia di vivere. Fuori di qui. Volevano un testo. In saletta con i Dandruff. Eccolo, solo per voi.
Rubate i miei desideri
State vivendo i miei sogni
Ho perso l'entusiasmo
Vorrei solo andare via.
Un rumore frastornante
Esalta i pensieri bui
In questo caos, controcorrente
Continuo il mio viaggio
Non so se è giusto
Non ne capisco il senso
Solo rumori
Ed ali spezzate.
Nostalgia di dolci ferite
Solcate sul mio corpo
Come briciole di pane
Che lascio sul mio cammino.
Caldo come la neve
Tranquillo come la tempesta
Continuo a chiedermi
Dove andrò.
Le mie armi continuano a cadere
Lasciando sull'asfalto proiettili e rimorsi
Ho solo voglia di sapere
Dove andrò.
Volevate un testo, lo avete avuto. Forse non è sul genere, ma è il meglio che posso fare. Sono felice e scrivo solo quando sto male. Sono stata male solo per voi. Tenetevi il risultato, benchè merdoso.
Ho voglia di vivere. Fuori di qui. Volevano un testo. In saletta con i Dandruff. Eccolo, solo per voi.
Rubate i miei desideri
State vivendo i miei sogni
Ho perso l'entusiasmo
Vorrei solo andare via.
Un rumore frastornante
Esalta i pensieri bui
In questo caos, controcorrente
Continuo il mio viaggio
Non so se è giusto
Non ne capisco il senso
Solo rumori
Ed ali spezzate.
Nostalgia di dolci ferite
Solcate sul mio corpo
Come briciole di pane
Che lascio sul mio cammino.
Caldo come la neve
Tranquillo come la tempesta
Continuo a chiedermi
Dove andrò.
Le mie armi continuano a cadere
Lasciando sull'asfalto proiettili e rimorsi
Ho solo voglia di sapere
Dove andrò.
Volevate un testo, lo avete avuto. Forse non è sul genere, ma è il meglio che posso fare. Sono felice e scrivo solo quando sto male. Sono stata male solo per voi. Tenetevi il risultato, benchè merdoso.
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