giovedì 8 gennaio 2015

Paillettes et points noirs

Un progetto nel quale abbiamo investito molto e che speriamo contribuisca al risveglio delle coscienze.
Buona visione.

giovedì 8 maggio 2014

Relativ(er)ità

Lo Stato e la Mafia si accordano sulle partite di calcio da giocare? Le ragazze crocifisse sono vittime di un prete esaltato? La Marini e il suo ex marito non facevano sesso?

Qualsiasi siano le domande che rimbalzano dai tg e dai programmi di approfondimento, la verità non verrà mai a galla. La verità è a discrezione di chi la racconta e di chi la ascolta. La verità sui fatti di cronaca non verrà mai fuori, la verità su Valeria Marini sarà forse in pasto ai giornali scandalistici e magari non sarà neanche "vera" verità, la verità sulle parole che il capo ultrà e il capitano della squadra si sono scambiati prima del match sono solo uno specchio per le allodole. Mentre quelli si dicevano chissà cosa, fuori dallo stadio si consumava un'inaudita violenza, fisica e psicologica, contro chi, semplicemente, segue una fede calcistica piuttosto che un'altra. La follia più grande, tuttavia, sta nelle parole di chi non condanna chi di quei disordini era parte, ma chi (magari) per legittima difesa ha preferito evitare un pestaggio e ricorrere alla pistola. Con questo non voglio dire che chi ha sparato ha ragione e chi era disarmato torto, dico solo che la verità, come sempre, sta nel mezzo: chi è stato sparato non è solo un santo e chi ha sparato non è solo un carnefice.

mercoledì 7 maggio 2014

Creat(t)ivi A Lavoro

L'associazione ITAL di Bari in collaborazione con l'associazione Venti di Scambio di Conversano, promuove lo scambio culturale CREAT(T)IVI A LAVORO. Cerchiamo giovani tra i 18 ed i 25 anni pieni di creatività e spirito di iniziativa che vogliano prendere parte a questa magnifica esperienza.
Dai ragazzi, non fatevi pregare!!!

domenica 23 marzo 2014

CAPAREZZA - NON ME LO POSSO PERMETTERE - VIDEO UFFICIALE





La domanda è: quanti di noi davvero hanno detto almeno una volta NON ME LO POSSO PERMETTERE? Si parla di giovani disoccupati con tablet, smatphone e IWatch di ultima generazione. A questi giovani la terra farei zappare, altro che posti da dirigenti laureati.

mercoledì 19 febbraio 2014

Invisibili - Cristiano De André

Ieri ho visto la prima serata di Sanremo. Quest'anno ci sono dei bei pezzi, con qualche eccezione (per la Ruggiero per esempio) e delle proposte un po' meno mainstream degli altri anni (come i Perturbazione o Frankie Hi-NRG), ma l'unico pezzo che secondo me valeva la pena ascoltare e premiare era proprio Invisibili. E' vero, chiunque senta De André fa subito riferimento a Fabrizio, il mito, la leggenda. Ma Cristiano è di più. Cristiano vive in un periodo dove non basta parlare di disagio o raccontare novelle per fare storia, specie perché è un periodo che porta l'ombra di Fabrizio, Pierangelo e tanti come loro, che i messaggi li hanno dati, li hanno scalfiti nelle menti e nei cuori di una generazione che adesso si trova persa in quegli stessi ricordi. I fan di oggi di De André padre possono solo immaginare cosa sia stato quel periodo, cosa quelle note abbiano potuto esprimere ed imprimere nei cinquantenni di oggi e nei ventenni di ieri. Noi, i ventenni di oggi, dobbiamo far fatica a pensare cosa volesse dire La guerra di Piero o Via del Campo per quei ventenni che la ascoltavano su 33 giri, per quelli che il disagio lo vivevano e lo combattevano in solitudine o nei circoli di rifondazione, e non su Facebook. Però Cristiano ci fa vivere un'emozione diversa: la consapevolezza di essere soli. Questo brano mi ha emozionata fin da subito, per l'interpretazione profonda che ne ha dato l'artista e per il messaggio che mi ha trasmesso. E' dura dover affrontare la vita come Figlio Di e non come semplicemente Te Stesso. Per questo lo chiamo Cristiano, perché questo pezzo è un plauso a lui, non a chi gli ha dato la vita. Godetevelo.


Tu abitavi in via dell’amore vicendevole
E io qualche volta passeggiavo da quelle parti lì
Il profumo dell’estate a volte era gradevole
E le tue medagliette al merito sul petto brillavano
Brillavano molto più dei miei lividi
Tu camminavi nell’inquietudine
E la mia incudine era un cognome inesorabile
Un deserto di incomunicabilità
Tu eri laureato in danni irreversibili
[che la droga provoca al cervello
Io un po’ di questo un po’ di quello
In fondo niente di veramente utile
Tu eri bravissimo a specchiarti nelle vetrine
Io altrettanto a svuotare le cantine
Per noi amici, pochi amici, pochissimi amici
Tu eri fortissimo a inventarti la realtà
Io liberissimo di crederla o non crederla
E ho sempre sperato che qualcuno un giorno
Potesse parlare male di noi
Ma eravamo invisibili, talmente invisibili che non ci vedevamo mai
Stu ténpu
Ch’u s’è pigiòu a beléssa e u nòstru cantu
Pe ripurtane inderée sénsa ciü un sensu
Ma òua che se vedemmu
Dumàn tüttu u cangiàa
Tu abitavi in via dell’amore vicendevole
E io avevo preso una stanza in affitto
da quelle parti lì
Io dimostravo fondamentalmente i miei anni
Tu ormai non sapevi più quali fossero i tuoi
Perché a Genova si moriva a vent’anni
Ma senza diventare mai, mai degli eroi
Coi tuoi separati a colpi di calibro trentotto
E i miei tenuti insieme dalla speranza per l’umanità
Noi sempre oltre ogni limite
Quel limite era una scommessa da non perdere mai
Tu eri bravissimo a ballare sulle rovine
Io altrettanto a rubare comprensione
Di noi amici, pochi amici, pochissimi amici
Tu eri fortissimo a inventarti la verità
Io liberissimo di crederla o non crederla
Io ho sempre sperato che qualcuno un giorno
Potesse accorgersi di noi
Ma eravamo invisibili, che non ci vedevamo mai
Stu ténpu
Ch’u s’è pigiòu a beléssa e u nòstru cantu
Pe ripurtane inderée sénsa ciü un sensu
Ma òua che se vedemmu
Dumàn tüttu u cangiàa
Stu ténpu
Ch’u s’è pigiòu a beléssa e u nòstru cantu
E u l’à ripurtòu inderée sensa ciü un sensu
Ma òua che ghe vedemmu
Dumàn tüttu u cangiàa